I Consumi di vino italiano negli USA in 10 punti per Nomisma Wine Monitor

È stata presentata ieri al Vinitaly l’indagine fatta in collaborazione con Nomisma Wine Monitor su i consumi di vino itailano negli Stati Uniti. Oggetto dell’analisi, modelli di consumo, fattori chiave d’acquisto, preferenze, perception italiana e trend futuri del vino partendo da un’indagine fatta su un campione di 3000 consumatori in 5 Stati (New York, California, Illinois, Minnesota, Winsconsin).

Di seguito, i dieci punti principali emersi dall’indagine:

  1. Il 65% della popolazione statunitense (21-65 anni) ha consumato vino nell’ultimo anno, il 39% ha consumato vino mixato in cocktails
  2. New York (71%) e millennials (69%) hanno il peso maggiore nei consumi. Il Mid West è un mercato emergente, dove ad esempio il Minnesota in 10 anni ha aumentato del 277% le importazioni di vino made in Italy, mentre l’Illinois si è fermato, per così dire, a +98%. I due terzi delle importazioni statunitensi di vino si concentrano in 5 soli Stati, il che farebbe presumere che ci siano ampi margini di penetrazione per il nostro vino
  3. E la birra? è concepita “divertimento/convivialità” (28%) e “monotonia” (11%). Il vino ‘relax’ (19%) e ‘status symbol’ (12%)
  4. Come scelgono i vini? Tra i criteri di scelta emersi: Prezzo basso (18%), varietale (16%) e brand reputation (15%)
  5. Quanto al consumo di vino italiano nello specifico, il 28% ha bevuto vino italiano lo scorso anno, con punte del 36% a New York e del 32% in California. E i famosi millennials? Uno su 3 (34%) ha bevuto vino italiano
  6. I concetti associati al vino italiano? Tradizione e relax. Per quello francese, eleganza e creatività. Direi che c’è da lavorare
  7. ‘Non conosco il vino italiano’ (37%), ‘costa troppo’ (22%) ‘preferisco i vini americani’ (21%) tra i motivi dei non user (che sono il 72% – per sottrazione del dato al punto 5) del vino made in italy
  8. Il prezzo elevato emerge anche tra i punti di debolezza rispetto ai concorrenti (secondo 40% degli intervistati), insieme a promozione/pubblicità (51%), vale a dire che ci si critica il fatto di non promuovere il nostro vino abbastanza, il che spiegherebbe pure perché buona parte dei consumatori (4 su 10) non ha mai bevuto vino italiano perché non lo conosce. I punti di forza percepiti? Sono qualità (52%) e versatilità (45%). Quanto ai consigli su come promuoverlo, servirebbe, secondo l’indagine, puntare la comunicazione non solo verso l’abbinamento cibo-vino (29%) ma anche sull’Italian style (18%) e sulla narrazione di vino (18%) e territorio (14%) più che sulla singola azienda (8%)
  9. Allo stesso tempo, l’88% di chi consuma vino italiano è disposto a pagarlo di più (addirittura il 93% i millennials). Secondo alcuni questo potrebbe indicare l’opportunità di alzare i prezzi in un futuro.
  10. Tra i trend principali previsti nei prossimi cinque anni: ‘Biologici’ (25%), ‘flavoured’ (23%), ‘autoctoni’ (22%), ‘sostenibili’ (20%), ‘sparkling’ e ‘premium’ (15%). Il packaging del prossimo futuro è ecosostenibile (46%)

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. l'Università di Salerno, lo IUSVE di Venezia e la Fondazione E. Mach. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR, seconda edizione nel 2017), Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli), e Marketing dei prodotti enogastronomici all'estero (2017, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli e Rita Lauretti).

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