29th
JUL

La responsabilità sociale d’impresa come strumento di marketing

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Consumatore del vino, Food

Ok, lo ammetto, già solo quelle tre parole, responsabilità sociale d’impresa, potrebbero mettere a disagio parecchie persone. Quindi inizio con una definizione: che cos’è la responsabilità sociale d’impresa? Per molte aziende del vino è qualcosa che sotto tanti punti di vista si applica già, senza saperlo. Secondo il World Business Council for Sustainable Development, la responsabilità sociale d’impresa è:

il continuo impegno dell’azienda a comportarsi in maniera etica e a contribuire allo sviluppo economico, migliorando la qualità della vita dei dipendenti, delle loro famiglie, della comunità locale e più in generale della società.

Molti di voi, tra i produttori di vino e del settore agroalimentare lettori di queste pagine, si riconosceranno in questa definizione. Che vale anche per le cooperative che lavorano bene, per dire. La responsabilità sociale, secondo l’INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) che da tempo si occupa di questo ambito, si sviluppa in quattro macro-aree: territorio, prodotto, ambiente, risorse umane. Se lavorate per salvaguardare il territorio, l’ambiente, per produrre prodotti di qualità magari utilizzando meno chimica possibile, se vi impegnate a migliorare la qualità della vita di chi lavora in cantina con voi,  le loro famiglie, allora state facendo azioni di responsabilità sociale d’impresa. «Quello che manca è la consapevolezza e già prendere coscienza di ciò che si fa è un primo passo», ha spiegato la settimana scorsa Lucia Briamonte dell’INEA. Perché? Perché se si prende consapevolezza di questa azioni si può valorizzare meglio quanto si fa.

La scorsa settimana ero appunto in Val d’Agri, per un laboratorio che l’INEA ha organizzato assieme alla Regione Basilicata sul tema della responsabilità sociale d’impresa e rivolto alle imprese locali del settore agroalimentare (per trasparenza dico subito che ho collaborato anch’io al progetto sebbene a distanza). L’incontro aveva l’obiettivo di fare il punto su quanto fatto finora durante gli incontri che hanno coinvolto aziende ma anche associazioni e organizzazioni locali (i cosiddetti stakeholder, nel linguaggio della programmazione europea). Ora, tra le cose dette quella che più mi interessa evidenziare qui c’è stata una spiegazione di Walter Sancassiani, di FocusLab, società di consulenza strategia che si occupa di progetti green e di sostenibilità.

La responsabilità sociale d’impresa diventa un elemento di competitività, perché fa distinguere meglio un prodotto agli occhi dei consumatori attenti.

Ogni produttore di vino sa quanto sia complesso emergere rispetto alla massa, differenziarsi. La responsabilità sociale d’impresa, in quest’ottica di marketing, diventa quindi un elemento di differenziazione, qualcosa capace di dare un chiaro posizionamento a un’azienda. Insomma, la responsabilità sociale può trasformarsi in un modo per farsi scegliere dai consumatori.

Ovviamente per valorizzare questo posizionamento bisogna comunicarlo, renderlo visibile. E aggiungerei io, bisogna fare in modo che i consumatori sentano questo aspetto come un vantaggio personale per loro. Qui viene fuori magari un po’ di cinismo però se un prodotto fa stare bene il consumatore, questo sarà più attento che non se il prodotto fa stare genericamente bene l’ambiente.
Come si comunica la responsabilità sociale d’impresa? Gli strumenti sono i solito. Ben vengano quindi video, etichette speciali e brochure esplicative, e aggiungerei anche sezioni dedicate all’interno del proprio sito internet. Le cose vanno dette in modo chiaro, altrimenti la gente, bombardata da informazioni, non ci fa caso.

Tante di queste azioni sono state fatte dalle aziende che hanno partecipato a questo laboratorio, con cui si è puntato a creare strumenti reali, al di là degli incontri e delle discussioni. Sono stati coinvolti vari produttori della zona e di questi cinque hanno seguito tutti gli incontri e sono riusciti a creare una piccola squadra per promuovere insieme i loro produttori e il territorio: sono produttori di Canestrato di Moliterno, fagioli di Sarconi, vino biologico della Val d’Agri, biscotti e taralli, e salumi locali. Insieme hanno realizzato la Cesta della Responsabilità Sociale d’Impresa, realizzata con materiali locali e tecniche artigianali e pensata come la classica cesta regalo natalizia. La cesta avrà un’etichetta parlante e verrà distribuita attraverso il canale offerto dal Parco Letterario Carlo Levi di Aliano che conta ogni anno migliaia di visitatori. Fare rete si può e si deve fare. Ed è il modo migliore per valorizzare quanto di buono si sta facendo.

A questo link trovate invece un video in cui i vari produttori sinteticamente raccontano la loro esperienza e il lavoro fatto in termini di consapevolezza e promozione.

8th
JUL

Le sette domande a cui rispondere prima di taggare qualcuno

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Food, Fuori tema, Internet e vino

SevenUn po’ perché ripetere non guasta mai, un po’ perché certi concetti sono più difficili da far passare che spiegare a un cane che non deve rotolarsi nella terra subito dopo aver fatto il bagno, ecco le mie sette domande a cui rispondere prima di taggare qualcuno. Per i nostalgici del catechismo, è un po’ come l’esame di coscienza da fare prima di andare a confessione.

 

 

  1. La foto raffigura un gruppo di persone. La foto è bellissima – a mio avviso, così bella che voglio taggare Paolo.
    • Domanda: Paolo è tra le persone nella foto? Se la risposta è no, non taggare Paolo.
  2. Sto per pubblicare la foto di un piatto che ho mangiato. Voglio taggare Marco per fargli sapere quanto era buono.
    • Domanda: Marco era a cena con me? Se la risposta è no, non taggare Marco.
  3. Sto per pubblicare una foto assieme alla mia amica Carolina. Io sono venuta molto bene, la mia amica Carolina sta starnutendo. EDIT: Anzi, no, non la pubblicare proprio. Oppure ritagliati.
    • Domanda: A Carolina farà piacere questo tag? Se la risposta è no, non taggare Carolina
  4. Ho vinto un premio. Voglio farlo sapere a tutti. In questo caso si accettano tutte le persone coinvolte direttamente al premio.
    • Domanda: Luca è un mio collaboratore, un mio cliente, una persona che ha contribuito a vincere quel premio? Se la risposta è no, non taggare Luca.
  5. Sono uno chef e ho inventato una ricetta bellissima. Ho fatto la foto e ora voglio farlo sapere a tutti.
    • Domanda: Ludovica è la mia sous chef? Collabora con me in cucina? Mi ha fornito l’ingrediente essenziale per quella ricetta? È forse lei stessa un ingrediente? Se la risposta è no a tutte queste domande, non taggare Ludovica.
  6. Sono un appassionato di vini e mi piace sfoggiare le bottiglie che bevo, ma solo quando costano dai 30 euro in su (le altre non sono degne)
    • Domanda: Anna ha degustato quel vino con me? È la produttrice? Me ne ha parlato una volta consigliandomi di assaggiarlo? Se la risposta a tutte queste domande è no, non taggare Anna.
  7. Ho scoperto che su Facebook si possono mettere le pietre miliari. Voglio informare tutti che la mia azienda è stata fondata nel 2002.
    • Domanda: Filippo ti ha aiutato a costruire la cantina? Viene a fare i lavori stagionali in vigna? È il tuo standista preferito al Vinitaly? Se la risposta a tutte queste domande è no, non lo taggare.

Io sono riuscita ad arrivare a sette, scrivendo però di getto. Se qualcuno di voi mi aiuta ad arrivare a 10 sarò felice di aggiornare la lista. Intanto siamo a sette che è pur sempre un numero magico/sacro/blablabla.

PS se questo post ti ha divertito, con tutta probabilità ti divertirà anche quest’altra cosa che ho scritto anche se di vino qui non c’è traccia.

23rd
JUN

Rendere bella frutta e verdura con un po’ di marketing

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Food, Fuori tema

Ogni giorno tantissima frutta e verdura viene scartata e buttata via prima ancora di essere venduta semplicemente perché brutta. Frutta e ortaggi un po’ storti e deformi vengono scartati e contribuiscono ad aumentare gli sprechi alimentari che sono vergognosamente elevati. Da questo presupposto è nato il progetto «The inglorious fruits and vegetables», della catena francese Intermarché. Ora, possiamo dire quello che ci pare ma i francesi sono decisamente bravini con la grande distribuzione organizzata, lo dimostra il fatto che i loro marchi sono arrivati da tempo anche in Italia.

Quello che hanno fatto quelli di Intermarché con questo progetto è stato semplicemente acquistare dai fornitori tutti i prodotti che loro avrebbero buttato via perché normalmente i supermercati non li venderebbero e li hanno poi riproposti ai consumatori con uno sconto del 30% (che di questi tempi è sempre cosa apprezzata). L’hanno fatto creando dei veri e propri brand frutto-vegetali, come la mela grottesca, la patata ridicola e così via.

All’inizio la gente guardava i prodotti con diffidenza in quanto evidentemente brutti. Però quelli di Intermarché hanno preparato anche succhi di frutta e zuppe con quegli stessi ingredienti – e con un bel packaging – e li hanno fatti assaggiare ai clienti del supermercato che potevano così verificare sul posto che quei prodotti erano ottimi. Brutti ma ottimi. E costavano il 30% in meno. Il risultato? Hanno venduto subito tutto. Il progetto, visti i contenuti, ha avuto anche una grandissima visibilità mediatica. Contenti i distributori, contenti i produttori (che sono stati pagati per i loro scarti), contenti i consumatori che hanno pagato meno del solito. Come si dice nel marketing, una win-win solution.

Switch to our mobile site