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SEP

I social network ci rendono soli? Apologia dei social network

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino

Schermata 2014-09-01 a 09.48.24Parto da una piccola premessa. Innanzitutto, sono convinta che un coltello in mano a una persona cattiva possa stroncare una vita ma in mano a una persona buona ne possa salvare una. Ogni strumento ha un potere diverso a seconda di come lo usiamo. Seconda cosa, se esco con una persona e questa sta tutto il tempo a controllare le notifiche su Whatsapp o Facebook e a rispondere anziché parlare con me, magari non dico nulla sul momento ma passerà un bel po’ prima che ci esca di nuovo.

E ora veniamo alle critiche rivolte ai social network. Sono più o meno sempre le solite: i social network in realtà ci rendono più soli, stiamo abusando della tecnologia e blablabla. Non mi reputo un’ambasciatrice dei social network, per carità, li uso soprattutto per lavoro ma non solo (e grazie a qualche status e qualche post ho trovato pure lavoro). Di sicuro il fatto che io li usi per lavoro mi rende un utente più attento della media. Detto ciò, un piccolo aneddoto di questo fine settimana mi ha spinto ieri a pensare che volevo scrivere questo post.

Camminare di notte, al buio, a Roccaraso in cerca dell’albergo che si spacciava per centrale. Fatto. Se non mi vedete più mettere like o simili nelle prossime ore mandate qualcuno a cercarmi.

Ho una bellissima carriera, faccio un lavoro che mi sono “inventata”, che mi permette di scrivere, di viaggiare e di conoscere una marea di gente. Certo, come tutti i piccoli imprenditori mi tocca affrontare mille ostacoli ma ho sempre la coscienza di costruire, giorno per giorno, qualcosa di mio. Ovviamente, trattandosi di lavoro, il 90% del tempo viaggio da sola. Non avendo una persona nella mia vita da avvisare quando arrivo a destinazione o da chiamare per uno sfogo se mi accade qualche disavventura ed essendo un po’ troppo grande per chiamare sempre mammaepapà, ebbene sì, uso i social network. Li uso anche quando in casi come l’altra sera mi sento sola. Sia ben chiaro, non leggerete mai un mio status in cui mi piango addosso e dico che Oddio, mi sento sola, non ho nessuno al mondo e altre simili frasi pesanti che tedierebbero chiunque e spingerebbero più di uno a cliccare su “Nascondi questo post” o “Smetti di seguire”. Però dopo aver scritto il post qui sopra sono arrivata a una conclusione triplice che volevo condividere.

  1. I social network ci possono far sentire meno soli, eccome. Vanno usati bene, certo, ma in occasioni in cui davvero siamo soli, scrivere qualcosa e sapere che in punti anche distanti del mondo c’è qualcuno che in quel momento è a conoscenza di dove siamo, ci fa sentire meno soli. Punto.
  2. Scrivere uno status ci spinge (se si fa attenzione, ovvio) a guardare le cose immediatamente da un punto di vista diverso, a guardare l’ironia della cosa. Come ho scritto poco fa, se scrivessi post strappalacrime, nessuno mi vorrebbe più leggere e qualcuno si potrebbe pure offendere (Ma che fai, tu che vedi tutti questi bei posti per lavoro ti lamenti pure?!) e a ragione. Piuttosto, l’impulso a scrivere di un certo evento nell’immediato, spinge pure a trovare immediatamente il lato ironico della cosa. E anche solo per quello, ci si sente meno soli.
  3. Scrivere post in cui in modo ironico non nascondiamo la solitudine farà sentire meno soli gli altri. E questo è un altro aspetto che vorrei valorizzare. Perché magari leggendo qualcuno potrà pensare Ah, allora anche a lei capitano situazioni del genere, e allora la prossima volta che gli capiterà di rimanere da solo con l’auto in panne, di notte, senza nessuno da chiamare se non un servizio di assistenza a pagamento, riuscirà a farci quattro risate. Magari non al momento dell’esborso di denaro, ma comunque prima del solito…

 

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AUG

5 cose da fare quando il vostro vino vince un premio (e una da evitare)

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino

TrophiesNegli scorsi giorni si è riunita la commissione dei Vini Buoni d’Italia per scegliere i vini vincitori tra quelli presentati in degustazione per la guida. Girano online le liste dei vincitori e iniziano ad arrivare i primi comunicati stampa scritti dalle aziende premiate che vogliono comunicare questo traguardo. Con l’uscita delle guide, in autunno, il numero di “notizie” del genere aumenterà significativamente e per questo ho pensato a una sinteticissima guida su cosa fare quando si vince un premio. Ecco qui i punti principali.

5 cose da fare quando il vostro vino vince un premio

  1. Aggiornate il vostro sito internet – quello è il punto di riferimento di tutta la vostra comunicazione, il vostro archivio permanente. Facebook un giorno forse non ci sarà più, il sito internet ci sarà sempre.
  2. Pubblicate la notizia sui vostri social network – scegliete una foto del vostro vino, o quella del logo della manifestazione, o entrambe: insomma, condividete la notizia con i vostri fan. È una di quelle occasioni in cui siete autorizzati a parlare di voi stessi.
  3. Soprattutto se il premio o il riconoscimento è importante, inviate la comunicazione alla forza vendita (può essere un argomento in più da sfruttare e in ogni caso è un argomento di conversazione aggiuntivo).
  4. Inviate la comunicazione anche ai ristoranti che hanno i vostri vini in carta – rendeteli partecipi, dopo tutto sono vostri partner, no? È un successo anche per chi vi ha scelto.
  5. Preparate un comunicato stampa per le testate locali, sempre che a vincere non siate stati almeno in 10, nella zona. Soprattutto se si tratta di premi più grandi le testate locali saranno interessate a parlarne e a voi darà l’occasione di avere ulteriori contenuti da rilanciare online.

Una cosa da evitare quando si vince un premio

  1. NON inviate il comunicato stampa del premio a tutti i giornalisti e a tutti i blogger nella vostra rubrica. Non servono dati statistici alla mano per dirvi che un comunicato stampa intitolato “Cantina XXX vince il Premio XXX” ha una percentuale bassissima di apertura. Di fatto, a parte quei blog che pubblicano le liste intere già fornite dalle testate, per nessun altro il premio vinto è una vera notizia.

29th
JUL

La responsabilità sociale d’impresa come strumento di marketing

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Consumatore del vino, Food

Ok, lo ammetto, già solo quelle tre parole, responsabilità sociale d’impresa, potrebbero mettere a disagio parecchie persone. Quindi inizio con una definizione: che cos’è la responsabilità sociale d’impresa? Per molte aziende del vino è qualcosa che sotto tanti punti di vista si applica già, senza saperlo. Secondo il World Business Council for Sustainable Development, la responsabilità sociale d’impresa è:

il continuo impegno dell’azienda a comportarsi in maniera etica e a contribuire allo sviluppo economico, migliorando la qualità della vita dei dipendenti, delle loro famiglie, della comunità locale e più in generale della società.

Molti di voi, tra i produttori di vino e del settore agroalimentare lettori di queste pagine, si riconosceranno in questa definizione. Che vale anche per le cooperative che lavorano bene, per dire. La responsabilità sociale, secondo l’INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) che da tempo si occupa di questo ambito, si sviluppa in quattro macro-aree: territorio, prodotto, ambiente, risorse umane. Se lavorate per salvaguardare il territorio, l’ambiente, per produrre prodotti di qualità magari utilizzando meno chimica possibile, se vi impegnate a migliorare la qualità della vita di chi lavora in cantina con voi,  le loro famiglie, allora state facendo azioni di responsabilità sociale d’impresa. «Quello che manca è la consapevolezza e già prendere coscienza di ciò che si fa è un primo passo», ha spiegato la settimana scorsa Lucia Briamonte dell’INEA. Perché? Perché se si prende consapevolezza di questa azioni si può valorizzare meglio quanto si fa.

La scorsa settimana ero appunto in Val d’Agri, per un laboratorio che l’INEA ha organizzato assieme alla Regione Basilicata sul tema della responsabilità sociale d’impresa e rivolto alle imprese locali del settore agroalimentare (per trasparenza dico subito che ho collaborato anch’io al progetto sebbene a distanza). L’incontro aveva l’obiettivo di fare il punto su quanto fatto finora durante gli incontri che hanno coinvolto aziende ma anche associazioni e organizzazioni locali (i cosiddetti stakeholder, nel linguaggio della programmazione europea). Ora, tra le cose dette quella che più mi interessa evidenziare qui c’è stata una spiegazione di Walter Sancassiani, di FocusLab, società di consulenza strategia che si occupa di progetti green e di sostenibilità.

La responsabilità sociale d’impresa diventa un elemento di competitività, perché fa distinguere meglio un prodotto agli occhi dei consumatori attenti.

Ogni produttore di vino sa quanto sia complesso emergere rispetto alla massa, differenziarsi. La responsabilità sociale d’impresa, in quest’ottica di marketing, diventa quindi un elemento di differenziazione, qualcosa capace di dare un chiaro posizionamento a un’azienda. Insomma, la responsabilità sociale può trasformarsi in un modo per farsi scegliere dai consumatori.

Ovviamente per valorizzare questo posizionamento bisogna comunicarlo, renderlo visibile. E aggiungerei io, bisogna fare in modo che i consumatori sentano questo aspetto come un vantaggio personale per loro. Qui viene fuori magari un po’ di cinismo però se un prodotto fa stare bene il consumatore, questo sarà più attento che non se il prodotto fa stare genericamente bene l’ambiente.
Come si comunica la responsabilità sociale d’impresa? Gli strumenti sono i solito. Ben vengano quindi video, etichette speciali e brochure esplicative, e aggiungerei anche sezioni dedicate all’interno del proprio sito internet. Le cose vanno dette in modo chiaro, altrimenti la gente, bombardata da informazioni, non ci fa caso.

Tante di queste azioni sono state fatte dalle aziende che hanno partecipato a questo laboratorio, con cui si è puntato a creare strumenti reali, al di là degli incontri e delle discussioni. Sono stati coinvolti vari produttori della zona e di questi cinque hanno seguito tutti gli incontri e sono riusciti a creare una piccola squadra per promuovere insieme i loro produttori e il territorio: sono produttori di Canestrato di Moliterno, fagioli di Sarconi, vino biologico della Val d’Agri, biscotti e taralli, e salumi locali. Insieme hanno realizzato la Cesta della Responsabilità Sociale d’Impresa, realizzata con materiali locali e tecniche artigianali e pensata come la classica cesta regalo natalizia. La cesta avrà un’etichetta parlante e verrà distribuita attraverso il canale offerto dal Parco Letterario Carlo Levi di Aliano che conta ogni anno migliaia di visitatori. Fare rete si può e si deve fare. Ed è il modo migliore per valorizzare quanto di buono si sta facendo.

A questo link trovate invece un video in cui i vari produttori sinteticamente raccontano la loro esperienza e il lavoro fatto in termini di consapevolezza e promozione.

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