Il vino italiano nella GDO, in Italia e negli Stati Uniti

il vino nella gdo
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In questi giorni, a Vinitaly, si è parlato anche di vino italiano nella GDO, sia in Italia che negli Stati Uniti. L’occasione è stata fornita dalla tavola rotonda durante la quale IRI ha presentato i risultati della sua ricerca sui consumi del vino italiano.

Su cosa si basa la scelta del consumatore

Su quali criteri si basano i consumatori quando acquistano vino al supermercato? Secondo una ricerca di IRI sul vino in GDO presentata nei giorni scorsi al Vinitaly, la scelta del consumatore si basa innanzitutto su formato, colore e denominazione di origine. In secondo luogo su prezzo e regione di appartenenza.

Tra i formati, il preferito è la bottiglia da 0,75cl seguito dal brik che però è in flessione (-2.2%); crescono la mezza bottiglia (+21,3%) e la bag in box (+13,8%) fattore che probabilmente si può collegare ai nuovi stili di vita. I più acquistati sono i vini a denominazione d’origine e i vini tipici regionali che continuano a crescere sia a volume che a valore. E sempre in termini di stili di vita va segnalata la crescita dei vini biologici (5,3 milioni di bottiglie, pari a 25 milioni di euro di fatturato). Come evidenziato da Gianmaria Polti di Cafferfour Italia, le abitudini alimentari infatti sono cambiate negli ultimi anni. C’è maggiore attenzione verso un’alimentazione più sana, verso un minore impatto ambientale, e quindi ecco la crescita dei vini biologici.

Interessante poi il fatto che da soli, i primi 10 vitigni pesino per circa il 30% dei consumi totali, come evidenziato da Enrico Zanoni di Unione Italiana Vini (e Direttore generale di Cavit).

Valorizzare la qualità nella GDO

Il mercato del vino nella GDO, nel 2017 rappresenta un fatturato di 2,5 miliardi di euro. Questo merito anche delle iniziative messe in atto dalle catene distributive a favore della qualità, anche sulla base di progetti di co-branding con le cantine. Alessandra Corsi, di Conad ad esempio ha evidenziato l’utilizzo di diverse leve del retail mix: assortimento, promozionalità, esposizione, marca commerciale. «E poi c’è una sempre più forte riscoperta dell’italianità, testimoniata dalla crescita continua di vitigni che in precedenza erano localizzati esclusivamente nei territori di vocazione».

I vini italiani nella GDO negli Stati Uniti

Durante la stessa tavola rotonda si è parlato anche del vino italiano nei supermercati statunitensi – un mercato pari a circa un miliardo di dollari l’anno, per i vini italiani. «Gli americani differenziano molto la scelta del vino in base alla modalità di consumo (a tavola in casa, compleanni, ospiti a casa, ricorrenze)» – ha spiegato Marc Hirten, Presidente di Frederick Wildman, società Usa che distribuisce vino italianoCosì, mentre in enoteca gli americani acquistano vini blasonati come Barolo, Super Tuscan, Brunello, Franciacorta o Amarone, tra i vini più acquistati nella Gdo USA troviamo Prosecco, Pinot Grigio, Chiantiil Lambrusco, Barbera, Primitivo, Gavi, Rosso di Montalcino, Nero d’Avola, Dolcetto, Trento Doc e altri ancora.

Prossimi passi

Tuttavia, c’è ancora molto da fare in termini di comunicazione del vino nella GDO. Lo ha sottolineato Luigi Rubinelli, direttore di Retail Watch e moderatore della tavola rotonda: «Il reparto dei vini ha bisogno di atmosfera, bisogna crearla, non sempre è sintonica con il prodotto. Poi servono informazioni, in genere ne sono presenti poche, e vanno suggeriti gli abbinamenti col cibo, è veramente raro trovarli».

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. l'Università di Salerno, lo IUSVE di Venezia e la Fondazione E. Mach. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR, seconda edizione nel 2017), Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli), e Marketing dei prodotti enogastronomici all'estero (2017, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli e Rita Lauretti).

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