Governance, meritocrazia e regolamenti nelle cooperative vitivinicole

Sabato 29 giugno si è tenuto a Scansano il workshop “Vino + cooperazione + buone pratiche = la ricetta per il successo?” organizzato dalla Cantina dei Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano  (con cui collaboro) nell’ambito delle celebrazioni per i 40 anni della Cantina. L’obiettivo era trovare la ricetta per il successo raccogliendo testimonianze provenienti dal mondo della cooperazione in Maremma e Toscana ma anche dal Veneto e con uno sguardo verso l’estero. Si è parlato di governance, di regolamenti interni ma anche di un immaginario che purtroppo ancora associa le cooperative a un vino di quantità più che di qualità.

Secondo Luigi Turco, presidente della Cantina Valpantena, in Valpolicella, la qualità deve essere un prerequisito per affrontare i mercati, anche per una cooperativa che se da un lato ha un maggiore controllo del territorio, dall’altro lo deve valorizzare. «I risultati si raggiungono solo con costanza, il successo richiede tempo – non ci si può improvvisare», ha aggiunto Turco.
Per Sergio Bucci, direttore della Cantina dei Vignaioli del Morellino di Scansano: «una cooperativa che lavora bene e punta alla qualità paga l’immaginario collettivo che la associa al vino quotidiano». Occorre dunque fare un extra sforzo. Altra tematica quella della governance, che come evidenziato sia da Luigi Turco che da Sergio Bucci, partendo dalle rispettive esperienze, in una cooperativa comporta complessità che non sono presenti nelle aziende private dove c’è maggiore autonomia decisionale. «Diventa indispensabile adottare regolamenti ferrei condivisi che premino chi lavora meglio», ha commentato Sergio Bucci. «Noi l’abbiamo fatto ed è stato a vantaggio di tutti i soci che oggi si sentono parte di una stessa struttura e questa condivisione è un grande valore».

Entrando nel vivo dell’argomento Morellino di Scansano, Bucci ha evidenziato come la storia della Cantina sia nata e si sia sviluppata in parallelo con la denominazione, una denominazione giovane ma che si confronta bene con le altre storiche della Toscana. Al tempo stesso «il Morellino di Scansano è venduto soprattutto in Italia, dove è molto conosciuto, mentre all’estero c’è ancora tanto da fare, anche alla luce del calo dei consumi nel nostro paese». Proprio sul tema dell’export si è soffermato Gianni Bruno, Brand manager di Vinitaly: «In Italia spesso non ci si presenta compatti all’estero come fanno spagnoli e francesi – manca la massa critica. Piuttosto, bisogna muoversi con unità, come paese». E parlando di Maremma:
«Nell’immaginario del consumatore straniero c’è già la Toscana – avete un vantaggio che va sfruttato».
Tra gli interventi anche quello di Flavio Tosi, sindaco di Verona, che ha dichiarato: «la cooperazione è una grande possibilità che ha il nostro paese per stare sul mercato e competere», e al tempo stesso «le istituzioni devono agevolare il lavoro delle aziende, e in particolare la cooperazione, non lo devono ostacolare».
La cooperazione, per finire, come evidenziato dall’antropologa dell’alimentazione Lucia Galasso, «fa parte dei geni dell’uomo, ci aiuta a sentirci parte di una comunità. Occorre trascendere l’individualismo per superare i limiti individuali».
Matteo Renzi, impossibilitato a partecipare a causa d’impegni sopravvenuti, ha inviato un messaggio di elogio al settore: «Il vino sempre più è uno dei tratti distintivi del made in Italy, una straordinaria “start up” sulla quale dobbiamo puntare per il rilancio del nostro Paese e che dobbiamo valorizzare al massimo perché è anche da qui che riparte l’economia in un momento di crisi».
A chiudere la mattinata l’intervento del Presidente della Cantina dei Vignaioli del Morellino di Scansano, Benedetto Grechi: «Tra i nostri più grandi successi c’è stato l’aver riportato all’agricoltura tanti giovani», che rappresentano oggi una buona parte dei soci, assieme a un 30% di donne.

A questo link potete trovare tutti i tweet dell’evento – via storify.

About Slawka

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la LUISS Business School, l'Università di Salerno, la Fondazione E. Mach e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR) e Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli)

3 comments

In che senso straodinaria “start-up”? Il vino in Italia è da sempre uno dei prodotti vertice della produzione italiana.
Secondo me c’è un abuso di termini, chiamiamoli, “alla moda” magari ad uso e consumo dell’audience che si vuole attrarre.

Si, si, certo. Non era una critica rivolta all’autore dell’articolo. Probabilmente il senso delle parole usata da Matteo Renzi era “Partiamo dalle realtà che funzionano per il rilancio dell’Italia”.
E che il vino sia una di queste siamo tutti d’accordo.
Grazie, ciao.

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