Se le regole valessero per tutti

Stamattina mi sono concessa una passeggiata al lago per iniziare la giornata.  Dopo giorni e giorni di pioggia quasi ininterrotta il mio labrador se la meritava, e poi sapevo che avremmo trovato altri due labrador a fare il bagno (seguiti dalla spiaggia dai rispettivi padroni). Ecco, vedere 3 cuccioloni che giocano in acqua sotto il cielo terso è una di quelle cose che mi fa impazzire.

Poi ovviamente è arrivato il momento del ritorno e accendendo il computer ho trovato nella posta questa notizia, e subito mi è partito un “Ah-Ah!” di quelli da tana libera tutti. Già, perché a quanto pare i francesi hanno provato a fare in Australia quanto negli Stati Uniti e non solo fanno senza scrupolo alcuno coi nostri vini e altri prodotti tipici. Prova a introdurre sul mercato un Sauvignon di nome Kiwi e, apriti cielo!, i neozelandesi si offendono subito e il prodotto viene bloccato in fase di registrazione del marchio perché il nome viene considerato “fuorviante”. Beh, che dire? Sinceramente sono d’accordo coi neozelandesi che si sono rivolti al tribunale australiano incaricato della faccenda ma come mai loro riescono concretamente a bloccare il prodotto e invece spuntano come funghi prodotti italiani tarocchi come Parmesao o, nella stessa Australia, il Tinboonzola,  il Gorgonzola del Down Under?

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. l'Università di Salerno, lo IUSVE di Venezia e la Fondazione E. Mach. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR, seconda edizione nel 2017), Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli), e Marketing dei prodotti enogastronomici all'estero (2017, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli e Rita Lauretti).

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