Velenitaly – quando il veleno nel vino lo inietta l’Espresso

VelenitalySiccome i giornali e le riviste non li compra più nessuno, all’Espresso si sono inventati di creare lo scandalo in occasione del Vinitaly, per giunta utilizzando in gran parte inchieste vecchie – e chissà a quanto avranno venduto gli spazi pubblicitari nel numero uscito giovedì scorso e andato subito a ruba – e non solo nelle edicole di Veronafiere… Io, non avendolo trovato in edicola, l’articolo l’ho letto online, gratis e quindi sono contenta di non aver dato neppure una manciata di euro a quelli là.

Sarà marketing fare leva sugli scandali? Non credo proprio. C’è da dire però che con un titolo come Velenitaly quelli dell’Espresso hanno pensato bene di gettare altro panico su tutto lo stivale e oltre, e di screditare, in un momento critico che vede l’attenzione dei media ancora più concentrata sul vino, il panorama vitivinicolo italiano. Come giustamente ribadito già da altri prima di me, un conto sono i vini taroccati nei quali vengono aggiunte sostanze nocive alla salute – e su questi casi servono nomi e cognomi e indicazioni precise di cosa si è trovato e dove – e un altro è quello del Brunello fatto con parte di Merlot e Cabernet Sauvignon, o il Chianti fatto con il Montepulciano d’Abruzzo… Perchè questi invece sono casi che, sia ben chiaro, vanno corretti in quanto contro la legge e portatori di danni a tutta la loro denominazione, ahimè, ma mica si tratta di “veleno”. Il più grosso veleno iniettato nel vino l’hanno iniettato proprio quelli dell’Espresso che anzichè fornire informazioni utili ai lettori hanno creato danni anche a quei produttori, la maggioranza, che lavorano in modo serio e rispettoso verso la natura e verso i consumatori.

Ma questo è il paese dove le inchieste partono quando è più comodo alle concessionarie di pubblicità di quotidiani e altri media (e non solo a loro) e dove si prova un gusto patetico a gettare fango sul lavoro del vicino, magari a favore della concorrenza straniera. Che magari fa la stessa cosa ma non ha una stampa ridicola come la nostra.

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Aggiornamenti al 09.04.2008 – Ecco i “nomi e cognomi” segnalati dalla bravissima Elisabetta.

About Slawka

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la LUISS Business School, l'Università di Salerno, la Fondazione E. Mach e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR) e Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli)

2 comments

Il probema è che non si rendono conto dei danni che queste notizie fanno all’estero, aprile e maggio ho fatto un viaggio in Cina e alcuni importatori cinesi con cui ho avuto occasione di parlare sono rimasti abbastanza allibiti.
Già il mercato cinese è un mercato che per i vini italiani è tabu…se poi ci aggiungiamo questi numeri della stampa nostrana è la fine….
e pensare che ultimamente i francesi hanno perso tanti consensi laggiù e se ne potrebbe approfittare….
che peccato

le incheste fanno male al vino?
NO signori, Vi state sbagliando! L’ignoranza fa ancor più male! L’enologia italiana è un CADAVERE CHE CAMMINA ed era ora che qualcuno ne parlasse, anche con toni molto forti! Velenitaly è un titolo anche troppo morbido, visto che il sofisticare vini come brunello e chianti con montepulciano d’abruzzo DOC si tratta di avvelenamento commerciale… sempre di veleno si tratta.
Non facciamo gli italiani a tutti i costi, che sapendo di vivere una situazione del settore davvero drammatica, ci viene da pensare solo a salvare le apparenze. Basta dire frasi come: “ma tanto lo sapevamo già!!” “figuriamoci, è tutta una messa in scena commerciale!”.
I fatti sono reali!
Vi chiederete con quale titolo mi accingo a pronunciare tali sentenze: come enologo, come produttore e come persona che vive nel settore quotidianamente! E di porcherie simili ne ho viste a centinaia…
Spero vi rendiate conto che questi non sono pettegolezzi da bar, ma sono cose serie che come tali vanno affrontate a dovere!

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