Paris Hilton: dal finto prosecco al vero Bordeaux?

Io, questa cosa di Paris Hilton testimonial del Bordeaux non l’ho proprio capita… Cito la definizione di testimonial data da Giancarlo Dall’Ara in “Il marketing passaparola del turismo” che sto (ri)leggendo in questi giorni. “Di solito quando si parla di testimonial si intende quel personaggio che presenta un certo prodotto o un messaggio pubblicitario, allo scopo di trasferire su quel prodotto credibilità, simpatia o la sua stessa personalità.”

Andiamo per gradi… Credibilità, un personaggio che fino all’anno scorso promuoveva un vino che si appropriava indebitamente del nome di un altro vino, e per giunta era in lattina, non capisco proprio come possa trasmetterla. Simpatia, oddio, magari, avendo visto un pezzetto dell’ultima serie di “The Simple Life”, forse sì, Paris Hilton sembra simpatica, almeno in confronto a Nicole Richie… Personalità… è forse a questo che si punta con Paris Hilton testimonial del Bordeaux? Cercare di sdrammatizzare questa mega denominazione con un personaggio giovane e irriverente? Ingraziarsi le famose nuove generazioni? Personalmente, in un mondo in cui la memoria pubblicitaria è breve ma non troppo, avrei detto che magari la scelta è un po’ eccesiva. Paris Hilton nel mio cuore resterà sempre quella del prosecco Rich. Poi se promuove il Bordeaux, forse vuol dire che presto anche quello andrà in lattina. Coi problemi di tappi che ci sono in giro…

Questo articolo è disponibile anche in: Italian

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, lo IUSVE di Venezia e la Fondazione E. Mach. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (terza edizione 2021, Edizioni LSWR), Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli), e Marketing dei prodotti enogastronomici all'estero (2017, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli e Rita Lauretti).

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