Trovata da pierre o vera innovazione in vigna?

Ne parlava stamattina Decanter.com: un produttore californiano ha deciso di spruzzare sui grappoli d’uva una protezione solare/latte doposole omeopatico. Trattandosi di un produttore biodinamico il cocktail di sostanze protettrici dai raggi UV è puramente naturale: aloe vera, yucca e alghe marine.

In realtà, pensando a luoghi dove il sole “troppo forte” e gli altri elementi atmosferici danno risultati che contribuiscono all’unicità del vino – si pensi ad esempio a Pantelleria – mi chiedo se questa non sia solo una trovata da pierre. O magari l’ostinazione di voler a tutti i costi impiantare le solite viti – in questo caso si tratta degli onnipresenti Merlot, Cab. Sauv e Cab. Franc anche dove magari sarebbe meglio evitare – e così commettere l’ennesimo sforzo di marketing o meglio l’ennesima forzatura di marketing.

Il marketing, secondo me, va usato diversamente: senza creare quelle forzature che fanno solo alzare il sopracciglio (nel mio caso il sinistro, col destro non mi riesce bene), ma piuttosto per sfruttare al meglio ciò che si ha, e offrire realmente qualcosa in più al consumatore. Ma forse il Cammino mi ha dato solo alla testa…

Foto di Alexandre Villa de Lacerda

PS che bello tornare a scrivere qui!

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, lo IUSVE di Venezia e la Fondazione E. Mach. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (terza edizione 2021, Edizioni LSWR), Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli), e Marketing dei prodotti enogastronomici all'estero (2017, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli e Rita Lauretti).

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