Altro che bioarchitettura in cantina…

Rilancio la provocazione già lanciata da Fabrizio Pivari a metà mese, ma applicandola al vino.
Secondo Pivari, vista la nuova moda per servizi come Google Earth o Google Map, perché non potenziare il proprio brand sfruttando anche il tetto del supermercato, o di qualunque palazzo di cui si possieda il tetto?
Così, alla faccia della bioarchiettura in cantina, e delle cantine perfettamente integrate nel territorio – e magari totalmente scavate nella terra – meglio mettere sul tetto uno striscione gigantesco con il proprio logo aziendale!!!
E per chi ritiene che una simile azione vada troppo contro lo stile di vita a contatto con la natura che solo in vigna si può sperimentare, propongo un’altra cosa: di impiantare una parte di vigna in modo tale che i filari, visti dall’alto, formino il logo aziendale.
E magari farlo da un giorno all’altro, riaprendo il dibattito su alieni o “circle-makers” (vi ricordate Signs con Mel Gibson?)…

E dire che so di uno sceicco arabo che nel mezzo del deserto ha fatto costruire una strada a forma di benvenuto, cosicché i suoi ospiti, in arrivo in aereo, potessero sentirsi bene accolti prima ancora di atterrare…
Ogni buona idea è un adattamento di una vecchia buona idea…

Foto presa da circlemakers.org

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. l'Università di Salerno, lo IUSVE di Venezia e la Fondazione E. Mach. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR, seconda edizione nel 2017), Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli), e Marketing dei prodotti enogastronomici all'estero (2017, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli e Rita Lauretti).

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