“Bag in box”: dal colosso Ronco ai piccoli produttori francesi

In Italia la “Bag in box” la conosciamo soprattutto grazie al vino Ronco – vi ricordate? quello dove nella pubblicità il tipo di nascosto finge di stappare la bottiglia quando in realtà il tappo non c’è…
In Francia notizie recenti vedono al contrario la nascita di una federazione che unisce centinaia di produttori indipendenti per acquistare tutti insieme il vino in bag in box (a costi ridotti date le economie di scala) ma ciascuno con un packaging personalizzato.
Dai primi ordini la federazione può stimare che riuscirà a raggiungere l’obiettivo di 50.000 bag in box vendute nel primo anno (formati attualmente disponibili 5-10 litri). La produzione in bag in box sarà diretta ai principali canali di distribuzione, incluse enoteche e supermercati, ed è qui che il discorso un po’ mi perde. Innanzitutto perché non capisco come la bag in box possa essere un fenomeno da enoteca… in secondo luogo, perché se questi produttori indipendenti devono ricorrere a una federazione per abbassare i costi di acquisto della bag in box, allora non capisco come fanno ad avere le quantità per entrare a listino al supermercato…

Che cos’è la “bag in box”?
La bag in box è stata inventata dall’azienda americana Scholle, tuttora leader mondiale nella produzione di questo prodotto. Consiste in una borsa di plastica con un tappo speciale brevettato, inserita all’interno di una scatola di cartone facilmente personalizzabile in base alle esigenze di comunicazione. In Italia un distributore è la ASI srl di Piacenza

NB il sito dei vini Ronco non funziona con Firefox 🙁

About Slawka

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la LUISS Business School, l'Università di Salerno, la Fondazione E. Mach e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR) e Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli)

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