19th
APR

5 consigli utili per comunicare il vino online

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Consumatore del vino, Internet e vino, Letture Utili

Number 5Ecco 5 consigli utili dedicati a chi opera nel vino (incluse le piccole aziende ma anche ai big spero che potrebbe tornare utile) e vorrebbe costruirsi una buona reputazione online.

  1. Leggete i blog del vino. Questo è lo stesso consiglio che si dà a uno scrittore esordiente: se una casa editrice pubblica solo saggistica, inutile mandare la propria raccolta di poesie. Quindi dedicate un po’ di tempo a leggere i vari blog del vino: leggendoli capirete chi può essere potenzialmente adatto a degustare (e apprezzare) il vostro vino, chi potrebbe essere più sensibile alla vostra filosofia di produzione, alla vostra storia, o a parlare di un vostro progetto e di un evento che state creando.
  2. Soprattutto se siete piccoli (ma non necessariamente) studiate, partecipate a corsi. Magari non vi potete permettere un consulente, e va benissimo così, ma documentatevi. Ci sono tanti libri in giro, articoli online (incluso questo), e ultimamente si possono trovare anche parecchi corsi gratuiti, di quelli finanziati dalle varie regioni & co.
  3. Piccolo è bello! Non disdegnate i blog più piccoli solo perché apparentemente meno noti. Se sono blogger bravi, anche quelli più noti li terranno d’occhio. Guadagnarsi la loro buona opinione vi permetterà di arrivare molto più lontano, in termini di visibilità, di quanto pensiate.
  4. Non offrite di pagare e non accettate di pagare. Se n’è già parlato molto l’estate scorsa, in occasione di certe iniziative poco corrette da parte di agenzie che si offrivano, per conto dei loro clienti, di pagare i blogger per recensire i loro vini: l’effetto è quello di un boomerang che quando torna indietro è 10 volte più grande. I blogger non avranno un codice deontologico ufficiale, ma salvo le classiche mele bacate che ci sono in ogni campo, hanno un loro orgoglio. Stessa cosa se vi propongono spazi a pagamento, se vi chiedono soldi per degustare i vostri vini e poi recensirli online (ma ovviamente vale pure per il cartaceo). In questi casi, fatevi due domande: primo, il consumatore verrà informato in modo trasparente delle modalità di partecipazione, e cioè che i vini che partecipano a una certa iniziativa hanno pagato una quota per esserci? secondo, se la cosa non è chiara e poi qualcuno scopre l’inghippo, non è che di nuovo partirà il boomerang di cui sopra? Ricordiamo una cosa: fare marketing non vuol dire essere poco corretti verso i consumatori.
  5. E se poi parlano male di voi? La reputazione online è una cosa di cui tenere conto con attenzione. Se rispondete online nei commenti, cercate di non scrivere d’impulso ma di moderare le vostre parole. Il commento non lo leggerà solo l’autore del blog ma anche tutti i suoi lettori, e per giunta il commento resterà online e rintracciabile con google tanto quanto il post. La cortesia e l’educazione in una risposta è sempre una dimostrazione di intelligenza e di professionalità. Per carità, non mettetevi subito a minacciare il blogger di querele e così via. Ricordatevi che dall’altra parte del computer c’è una persona, e normalmente con una persona se trovate un modo di parlarci vi accorgerete che si può aprire un dialogo. Magari chiedere una rettifica, offrite di mandare un altro vino, casomai ci fosse stato un problema di bottiglia. Minacciare, aggredire, fa solo sembrare le persone deboli, e con qualcosa da nascondere, o comunque con la coscienza sporca. E anche parecchio ridicole. Non vorrete mica diventare argomento di barzellette durante gli incontri tra blogger, no? (NB i blogger tra loro si conoscono, e si sentono al telefono e vedono anche offline, vanno a cena insieme e così via). E se poi vi viene in mente la “furbata” di telefonare, così da non lasciare traccia scritta della vostra minaccia, ricordatevi che state contattando un blogger, e i blogger per definizione sono altamente tecnologici. E magari hanno già da tempo scaricato una delle tante app gratuite che permettono di registrare le chiamate in entrata.

26th
SEP

Enoturismo: come comunicare Vino e Territorio al tempo 2.0

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Eventi social e non, Internet e vino, Turismo enogastronomico

L’altra settimana, nell’ambito della 33a settimana enologica di Montefalco, si è tenuta tra le altre una tavola rotonda su un tema a me caro, quello del vino (e del territorio) al tempo del web 2.0. La location era quella del chiostro di Sant’Agostino dove si tenevano anche i seminari e le degustazioni, con un buon gruppo di presenti in platea che sono andati scemando giusto mentre tramontava il sole e calavano precipitosamente le temperature. Segnalo di seguito alcuni dei punti più interessanti, emersi durante la discussione con alcune mie considerazioni. Si è parlato ovviamente di ascolto, perché ormai si sa, parlare di web 2.0 senza ribadire che le aziende devono ascoltare le conversazioni che nascono online non avrebbe senso. Ma, in particolare, Alessio Carciofi, coordinatore di Umbria on the Blog ha anche aggiunto che non si può essere sui social network se non si ha il prodotto, “bisogna mantenere la promessa, far fede a quanto si è detto sui social network.” Il prodotto innanzitutto, dunque. Così non basta internet, e qui concordo perfettamente: bisogna innanzitutto che i vini siano di qualità, e, per quanto riguarda il turismo enogastronomico, bisogna che i servizi siano all’altezza delle aspettative. Servizi, aggiungerei, che includono la ricettività in senso stretto – agriturismi, ristoranti, enoteche, cantine e frantoi – ma anche infrastrutture come strade, mezzi di trasporto, musei e altre attrattive artistiche e, non ultima, la segnaletica.

Betsy Andrews di Saveur ha invece parlato del pubblico americano, avanzato più tecnologicamente che culturalmente (l’ha detto lei, ho la registrazione), anche in riferimento a cibo e vino. A detta sua, le storie legate alla cultura enogastronomica possono avere un grande appeal per il pubblico americano, storie che i produttori hanno il “dovere” di raccontare al pubblico americano. “È importante che i produttori di vino lavorino in stretta collaborazione con chi produce prodotti gastronomici, cercando di far vivere delle esperienze agli ospiti (giornalisti) che vengono a trovarvi, magari invitandoli per la vendemmia o la raccolta delle olive.” Così bisogna considerare il web da due punti di vista: quello visivo, e quello dell’immediatezza. Parlare attraverso le immagini diventa fondamentale, per creare un’esperienza, anticiparla.
Marco Sabellico ha invece raccontato la sua esperienza col Gambero Rosso e la trasformazione da pubblicazione cartacea a editore multimediale, sia con la televisione e i social network, sia con l’organizzazione di eventi anche in giro per il mondo e dei prodotti editoriali a essi associati. Secondo Sabellico in futuro i prodotti editoriali cartacei rimarranno, ma saranno un 20% del totale, pubblicazioni belle e curate, da collezionare, un po’ come i vecchi vinili.

Quello che è emerso in tutti i casi, è stata comunque la necessità per i produttori di raccontarsi ai propri consumatori offrendo contenuti interessanti. E quindi ben vengano anche le belle foto, per la loro immediatezza e per la capacità di raccontare in modo più coinvolgente, senza necessariamente puntare ai contenuti scritti. Foto magari che ritraggano non solo il vigneto come paesaggio, (o la cantina vuota) ma il vigneto con le persone che vi operano, raccontando il lavoro che si fa. E ben vengano il racconto del territorio e i suggerimenti concreti, soprattutto in riferimento all’abbinamento cibo vino. Vale per i consumatori stranieri, secondo Betsy Andrews, ma di sicuro vale anche per gli italiani.

12th
APR

#Dotwine – un “piccolo” e primo bilancio sul convegno

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Consumatore del vino, Eventi social e non, Internet e vino, Nuove tecnologie e Innovazione per il vino

Eccomi qui a raccontare Dot Wine: scambio di parole dal basso per comunicare il vino, il convegno che si è tenuto la scorsa domenica al Vinitaly e per il quale ringrazio ancora la Strada dei vini e dei prodotti tipici Terre dei Sanniti per l’invito a intervenire che ho accettato molto volentieri. È stato un convegno che, malgrado le polemiche che ne sono scaturite, ha avuto il pregio non da poco di vedere la partecipazione non solo di chi il vino lo comunica ma dei produttori stessi, e considerando gli impegni di tutti al Vinitaly non era cosa da poco. Di solito a questi eventi finiamo tutti a dirci che siamo sempre i soliti, che i produttori non ci sono, e invece qui ce n’erano e non erano solo quelli che su internet ci sono già e sono già coscienti del loro ruolo online. Questo devo dire che mi ha resto particolarmente felice. Meno felice è stato l’intervento di di Sandro Sangiorgi che era evidentemente venuto a presentare il suo libro piuttosto che a parlare di comunicazione dal basso – lo dimostrava la presenza dell’assistente con libri al seguito presto esposti in bella mostra su uno dei tavoli. Accipicchia, a saperlo avrei portato anch’io Il vino a Roma. C’è pure un piccolo glossario sui termini del vino in chiusura! ;-)

Il fatto è che Sangiorgi ha esordito dicendo che il vino deve parlare da solo, che il produttore deve stare muto, e va bene l’indole contro corrente del personaggio ma non eravamo lì per dire il contrario? Questo discorso l’ha sviluppato in sintetici minuti 30, non uno di meno, forse qualcuno di più, durante i quali ha parlato di comunicazione 0.0, e cioè quella fatta da professionisti come lui che devono raccontare il vino al posto del produttore. Ora, a Sangiorgi va tutto il mio rispetto per il suo lavoro e per la sua conoscenza del mondo del vino e per di più sono convinta che la comunicazione dal basso non debba togliere il lavoro ai comunicatori professionisti – altrimenti mi darei una zappa sui piedi io stessa – però bisogna tener conto del fatto che arricchisce la conversazione perché aumenta gli interlocutori, e così quando finalmente ho avuto la parola ho esordito dicendo molto semplicemente che il vino nel 2011 non può parlare da solo perché si è fatta così tanta comunicazione fatta male, creando un mito attorno al vino e rendendolo un prodotto elitario, dimenticandosi che è innanzitutto un alimento, che il consumatore si sente inadatto; incuriosito, sì, ma incapace di capirlo, a suo avviso. È come davanti a un quadro astratto: la gente si ferma, pensa che non lo capisce ma se sta in un museo deve essere arte. Beh, io direi che invece sarebbe il caso di dire basta.

Il web 2.0 offre la possibilità al produttore di parlare direttamente al consumatore, senza passare necessariamente per la carta stampata o le guide, e gli offre l’opportunità di sentire anche cosa ha da dire in merito il consumatore, di costruire un dialogo basato sull’ascolto – come ha poi approfondito Jacopo. Per la prima volta anche il piccolo e medio produttore ha davanti a sé un’audience potenzialmente illimitata. E a questo pubblico può raccontare finalmente tutte le emozioni che nascono in vigna stando poi attento a tener conto di eventuali risposte. Così, qualsiasi serata di presentazione dei vini di un’azienda, se il produttore è presente a parlare del suo lavoro, darà delle emozioni che nessun sommelier da solo potrebbe trasmettere perché il sommelier in quella vigna non ci sta tutti i santi giorni, con la pioggia o col sole.

Questo non vuol dire che ogni produttore ora sia costretto ad aprire un blog, un account su Facebook e anche uno su Twitter, però sono strumenti in più, e comunque almeno il sito lo deve avere e soprattutto dovrebbe, secondo le proprie attitudini, cercare di capire come sfruttare le proprie capacità con questi strumenti per raccontare quegli aneddoti, quei momenti di vita quotidiana, in vigna e in cantina, che finiscono inevitabilmente nel bicchiere e che possono essere trasmessi certo con più trasporto di una serie di dati su acidità, tannini ed estratto secco. Perché il vino è fatto di territorio, ma il territorio sono innanzitutto le persone e le persone quando parlano non possono usare solo termini tecnici.

Purtroppo nella polemica mi sono dovuta mettere nei panni della paladina di internet e sono panni che voglio indossare solo in parte. Nel senso che bisogna essere realisti: internet non è la soluzione a tutto e i social network vanno, soprattutto oggi, soprattutto in Italia, ancora presi per quello che ti possono dare. Su Twitter ci sono tanti produttori, esperti, appassionati, ma manca il consumatore medio, per dire. Twitter è quindi lo strumento ideale per fare rete, per costruirsi insieme una visibilità che da soli non si potrebbe mai avere. Di Foursquare non ne parliamo, i tempi sono ancora molto prematuri in Italia. Anzi, invito a leggere il post di Jacopo, fresco fresco pure questo, con alcuni dati sulle iniziative nate online in occasione di questo Vinitaly. Sono numeri di cui tener conto perché nessuno qui offre verità assolute, ma piuttosto segnala che ci sono possibilità che vanno sfruttate perché possono portare a grandi risultati se portate avanti con una buona strategia di fondo.

Domani riprenderò il discorso, per ora mi sono dilungata troppo per i miei gusti, perché a mio avviso Sangiorgi ha dato anche lui un’ottima lezione sul web 2.0 – solo che l’ha fatto senza accorgersene. Stay tuned!

Chi volesse leggere i twit sul convegno può leggerli qui

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