13th
SEP

Post a pagamento? No grazie – con appello ai produttori di vino

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Corsi sul marketing del vino, Nuove tecnologie e Innovazione per il vino, Vino dei blogger

Blog Marketing Up Close Word Blog GraphiE insomma questo post lo scrivo al volo e quindi scusatemi se scrivo di getto. Il fatto è che è appena arrivata, nel giro di un mesetto e mezzo, la seconda proposta di post a pagamento su questo blog. La prima era arrivata a luglio e aveva generato non poche polemiche online mentre tanti erano in ferie.  La seconda proposta è arrivata da un’altra comunicatrice per un altro cliente. In pratica si offrono di fornire contenuti che io e gli altri blogger potremmo poi pubblicare, secondo loro, pari pari sul nostro blog: “contenuti unici e originali”. E, in caso volessi scrivere direttamente io, il pezzo, si mettono a disposizione per pagarmi, devo comunicare via email la cifra.

Il fatto è che qui si spacciano per esperti di marketing e comunicazione 2.0 ma forse a forza di stare su twitter e facebook hanno perso le regole del buon senso. Il rapporto con un blogger, così come in passato con un giornalista, lo devi costruire. E questo si fa con calma. Deve essere un rapporto di fiducia. E non dico che non ci siano gli scrocconi della situazione, ma personalmente trovo offensivo che qualcuno si proponga di scrivere su queste pagine al posto mio e ancor più che offrano di pagarmi. La cosa dal punto di vista stilistico (dell’etica potrei parlare per ore) ha davvero poco senso visto che ogni blogger che si rispetti ha trovato una sua voce, quindi o mi trovi un ghost writer da paura, capace di riprendere al volo il mio stile e la mia voce, oppure si vedrà dopo 5 parole appena che un post non l’ho scritto io.

E poi c’è un altro discorso. Mettiamo il caso che io sia una che non prende i soldi e quindi che accetti, magari, ma senza chiedere nulla in cambio. Perché mi interessano i vini, o il progetto. Solo che poi la comunicatrice in questione ha mandato lo stesso mailing ad altri 100 blogger, e si fa presto a pensare male. E quindi io faccio un appello, ai comunicatori ma soprattutto alle aziende vitivinicole: verificate che i vostri consulenti non offrano di pagare per i post. Verificatelo perché il rischio poi è che il Blogger XXX non voglia parlare di voi per non avere poi lui stesso un danno di immagine. Perché il rischio è che un’operazione del genere abbia un effetto boomerang, così anziché avere un bel tam tam online, ci sarà un silenzio assordante: perché nessuno, per un bel po’, avrà più il coraggio di menzionarvi.

19th
MAY

#barbera2 in cinque punti

Posted by Slawka G. Scarso under Eventi social e non

Se dovessi parlare di #barbera2 senza fare uno sforzo di sintesi potrei scrivere per ore e ore, così preferisco incasellare tutto in un post-elenco che spero non perderà l’immediatezza del racconto – anche perché se fosse questo il caso dovrei cambiare mestiere. Ecco dunque una mia sintesi di #barbera2, evento organizzato in modo ottimo da Monica e Gianluca, in cinque punti:

  1. dal virtuale al reale: è uno degli aspetti più belli del web 2.0, il fatto che non siamo avatar né nickname, siamo persone vere che finalmente in occasioni come queste si riescono a conoscere, si stringono la mano, si abbracciano addirittura. Incontrare per la prima volta Luigi, Irina, Enrico e tanti altri è stato emozionante così come rivedere Vittorio, Sara, Riccardo e una marea di altre persone conosciute a #grignolino1. Ridere, scherzare insieme, ritrovare e aumentare quel pizzico di complicità nata online è sempre emozionante. Credo che questo sia l’aspetto fondamentale che riesce a muovere persone da un capo all’altro dell’Italia, e a farle venire addirittura da un altro paese.
  2. conoscere, scoprire cose nuove: abbiamo tutti sete di scoprire, di imparare, forse l’unica cosa che cambia da persona a persona è la coscienza di questa sete. E a #barbera2 abbiamo avuto modo di conoscere due Barbere diverse (dico due ma in realtà le caratterizzazioni sarebbero ancora di più), quelle piemontesi e quelle californiane, di sentire parlare i veri protagonisti, i produttori, di degustare una dopo l’altra 10 interpretazioni diverse di questo vitigno, diverse per il territorio in cui crescono le viti ma diverse anche per la personalità di ciascun produttore, personalità che finisce per riflettersi inevitabilmente nel bicchiere, come se fosse uno specchio.
  3. emozionarsi: credo che il momento di massima emozione sia stato un po’ per tutti quello in cui Stefano Calosso e Valeria De Martini hanno disposto in mezzo all’immensa tavolata le barbatelle di Barbera. Perché si parte da lì e la loro “performance” era carica di sentimento, era come tenere la terra tra le mani e sentirla calda per il sole.
  4. il ritorno: amo la sensazione del tornare, l’appagamento che ti riesce a dare il rivedere casa. E sentire la presentazione di Lucia Galasso è stato un po’ come tornare a casa, riscoprire certe origini, che non sono solo di quella parte del Piemonte su cui si è concentrata la sua ricerca antropologica ma sono di tutti noi.
  5. le colline attorno a Nizza Monferrato: avrò modo di scriverne in una sede più appropriata di questa, e in modo più estensivo, ma le colline attorno a Nizza Monferrato ti restano dentro, ti stregano. Vederle t’infonde la stessa sensazione di “ritorno” di cui ho parlato appena sopra, o forse sarà il fatto che Gianluca Morino pubblica sui social network così tante foto di questa zona che quando arrivi ti sembra di esserci già stata? ;-)

13th
APR

Della reputazione online e offline

Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Eventi social e non, Internet e vino, Nuove tecnologie e Innovazione per il vino

La questione della reputazione online e offline è argomento sempre all’ordine del giorno ma oggi mi va di scriverne perché ultimamente mi è stato fornito uno spunto interessante in un evento sul web 2.0. Lo spunto mi è stato dato quando uno dei relatori a una tavola rotonda ha fatto un commento su un’azienda aggiungendo con tono ammiccante che tanto non era presente quindi poteva parlare liberamente.

Probabilmente negli anni ‘80 una simile battuta, in mancanza di registratori, magari, sarebbe caduta lì, sprofondando nell’oblio. Però siamo nel 2011 e le cose stanno ora un po’ diversamente così il relatore ha commesso un errore di ingenuità dando al tempo stesso una grande lezione di web 2.0. Già, perché se uno parla oggi a un evento, grazie a twitter, ai messaggi diretti (DM) e anche ai vetusti sms, quello che dice può arrivare in tempi velocissimi alle orecchie delle persone assenti ma interessate. E anzi spetta a un’azienda stare sempre attenta a cosa si dice in giro dei propri prodotti. Una delle utilità maggiori di twitter è proprio la possibilità di far partecipare a un evento anche chi sta lontano, attraverso l’hashtag scelto di volta in volta e utilizzato dai partecipanti che citano nei loro twit quanto dicono i relatori. Così se uno parla, non parla più a una platea di 20, 30, 400 persone, ma a una platea praticamente infinita. Senza che ci sia la televisione. Il che ci responsabilizza finalmente e ci spinge a stare attenti a quello che diciamo, online e offline, ma al tempo stesso offre l’opportunità all’azienda di replicare e gestire la situazione critica. Che poi è un concetto alla base del web 2.0: l‘ascolto.

La partecipazione di tutti alla conversazione implica che l’azienda potrà parlare, sì, ma dovrà anche stare attenta a ciò che si dice in giro a suo riguardo, online e offline, e replicare di conseguenza. A quel punto le strade sono due: l’azienda che replica male alla critica ne uscirà doppiamente sconfitta, quella che replica bene ne uscirà vincente tre volte. Magari con una traccia su internet che duri per sempre.

La reputazione, online e offline, è tutta qui.
Fate attenzione. Parlate, non urlate. Ascoltate, rispondete.

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