Idee in ordine sparso (ma non troppo!), su marketing, comunicazione, pubbliche relazioni, vendita – spunti di riflessione dal mondo del vino e dell’agroalimentare in generale.
13th
JUN
Il vino ai tempi di facebook – concetti chiave emersi durante il convegno a Porto Cervo
Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Eventi social e non, Internet e vino
Con clamoroso ritardo (giustificato) ecco il mio resoconto sul convegno che si è tenuto a Porto Cervo sul tema del vino ai tempi di Facebook. Da qualche giorno sono online i video (un link per ogni speaker, tutto qui sotto) con i momenti più salienti dei vari interventi del convegno e allora ecco che, pur avendo perso l’immediatezza, l’attualità è rimasta.
L’incontro, moderato da Bruno Gambacorta di Eat Parade del TG2, si è tenuto in occasione della quarta edizione del Porto Cervo Wine Festival e tra gli aspetti più positivi, almeno come speaker, c’era il fatto che erano presenti i produttori, liberi, durante la mattina, dagli impegni di degustazione. Si è parlato di comunicazione, di importanza dell’ascolto (vedi slide), ma anche di reputazione online (voi siete iscritti a Google Alert, vero?), e ancora di passione e voglia di stare su internet con piacere, non come compito per caso – mi viene in mente per questo ultimo particolare, l’intervento di Elisabetta Tosi. C’era pure Luciano Pignataro che invece ha raccontato la sua esperienza di giornalista che grazie a internet ha potuto mappare realtà che solitamente non trovavano spazio nelle guide, oltre a Chef Kumalè e a Daniele Cirsone che invece ha presentato il social network dedicato al vino Movinclick, prossimamente online. Ecco alcuni concetti che vorrei evidenziare tra quelli emersi:
- I social network (e i blog) creano l’opportunità per un’azienda di creare un rapporto diretto ed emozionale con i consumatori
- Internet, inteso come web 2.0, offre lo spazio per parlare anche di realtà più piccole e meno “mainstream”
- I social network, creando un rapporto diretto con il consumatore permettono, anche in un mercato frammentato come quello del vino, di fidelizzare il cliente – un po’ come avviene quando il cliente va in cantina.
- I social network saranno anche virtuali ma sono composti da persone reali che si vogliono incontrare – vedi anche il recentissimo incontro di Terroir Vino – e che condividono la vita reale. Questo legame doppio non va sottovalutato ma anzi valorizzato in qualsiasi strategia social.
- E, tornando alla reputazione online, quando parlano di noi, ricordiamoci che la nostra risposta potrà essere letta non solo da chi ha scritto il commento ma anche dai suoi amici, e dagli amici degli amici… e così via. Insomma, cortesia sempre, anche davanti ai commenti negativi.
12th
APR
#Dotwine – un “piccolo” e primo bilancio sul convegno
Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Consumatore del vino, Eventi social e non, Internet e vino, Nuove tecnologie e Innovazione per il vino
Eccomi qui a raccontare Dot Wine: scambio di parole dal basso per comunicare il vino, il convegno che si è tenuto la scorsa domenica al Vinitaly e per il quale ringrazio ancora la Strada dei vini e dei prodotti tipici Terre dei Sanniti per l’invito a intervenire che ho accettato molto volentieri. È stato un convegno che, malgrado le polemiche che ne sono scaturite, ha avuto il pregio non da poco di vedere la partecipazione non solo di chi il vino lo comunica ma dei produttori stessi, e considerando gli impegni di tutti al Vinitaly non era cosa da poco. Di solito a questi eventi finiamo tutti a dirci che siamo sempre i soliti, che i produttori non ci sono, e invece qui ce n’erano e non erano solo quelli che su internet ci sono già e sono già coscienti del loro ruolo online. Questo devo dire che mi ha resto particolarmente felice. Meno felice è stato l’intervento di di Sandro Sangiorgi che era evidentemente venuto a presentare il suo libro piuttosto che a parlare di comunicazione dal basso – lo dimostrava la presenza dell’assistente con libri al seguito presto esposti in bella mostra su uno dei tavoli. Accipicchia, a saperlo avrei portato anch’io Il vino a Roma. C’è pure un piccolo glossario sui termini del vino in chiusura!
Il fatto è che Sangiorgi ha esordito dicendo che il vino deve parlare da solo, che il produttore deve stare muto, e va bene l’indole contro corrente del personaggio ma non eravamo lì per dire il contrario? Questo discorso l’ha sviluppato in sintetici minuti 30, non uno di meno, forse qualcuno di più, durante i quali ha parlato di comunicazione 0.0, e cioè quella fatta da professionisti come lui che devono raccontare il vino al posto del produttore. Ora, a Sangiorgi va tutto il mio rispetto per il suo lavoro e per la sua conoscenza del mondo del vino e per di più sono convinta che la comunicazione dal basso non debba togliere il lavoro ai comunicatori professionisti – altrimenti mi darei una zappa sui piedi io stessa – però bisogna tener conto del fatto che arricchisce la conversazione perché aumenta gli interlocutori, e così quando finalmente ho avuto la parola ho esordito dicendo molto semplicemente che il vino nel 2011 non può parlare da solo perché si è fatta così tanta comunicazione fatta male, creando un mito attorno al vino e rendendolo un prodotto elitario, dimenticandosi che è innanzitutto un alimento, che il consumatore si sente inadatto; incuriosito, sì, ma incapace di capirlo, a suo avviso. È come davanti a un quadro astratto: la gente si ferma, pensa che non lo capisce ma se sta in un museo deve essere arte. Beh, io direi che invece sarebbe il caso di dire basta.
Il web 2.0 offre la possibilità al produttore di parlare direttamente al consumatore, senza passare necessariamente per la carta stampata o le guide, e gli offre l’opportunità di sentire anche cosa ha da dire in merito il consumatore, di costruire un dialogo basato sull’ascolto – come ha poi approfondito Jacopo. Per la prima volta anche il piccolo e medio produttore ha davanti a sé un’audience potenzialmente illimitata. E a questo pubblico può raccontare finalmente tutte le emozioni che nascono in vigna stando poi attento a tener conto di eventuali risposte. Così, qualsiasi serata di presentazione dei vini di un’azienda, se il produttore è presente a parlare del suo lavoro, darà delle emozioni che nessun sommelier da solo potrebbe trasmettere perché il sommelier in quella vigna non ci sta tutti i santi giorni, con la pioggia o col sole.
Questo non vuol dire che ogni produttore ora sia costretto ad aprire un blog, un account su Facebook e anche uno su Twitter, però sono strumenti in più, e comunque almeno il sito lo deve avere e soprattutto dovrebbe, secondo le proprie attitudini, cercare di capire come sfruttare le proprie capacità con questi strumenti per raccontare quegli aneddoti, quei momenti di vita quotidiana, in vigna e in cantina, che finiscono inevitabilmente nel bicchiere e che possono essere trasmessi certo con più trasporto di una serie di dati su acidità, tannini ed estratto secco. Perché il vino è fatto di territorio, ma il territorio sono innanzitutto le persone e le persone quando parlano non possono usare solo termini tecnici.
Purtroppo nella polemica mi sono dovuta mettere nei panni della paladina di internet e sono panni che voglio indossare solo in parte. Nel senso che bisogna essere realisti: internet non è la soluzione a tutto e i social network vanno, soprattutto oggi, soprattutto in Italia, ancora presi per quello che ti possono dare. Su Twitter ci sono tanti produttori, esperti, appassionati, ma manca il consumatore medio, per dire. Twitter è quindi lo strumento ideale per fare rete, per costruirsi insieme una visibilità che da soli non si potrebbe mai avere. Di Foursquare non ne parliamo, i tempi sono ancora molto prematuri in Italia. Anzi, invito a leggere il post di Jacopo, fresco fresco pure questo, con alcuni dati sulle iniziative nate online in occasione di questo Vinitaly. Sono numeri di cui tener conto perché nessuno qui offre verità assolute, ma piuttosto segnala che ci sono possibilità che vanno sfruttate perché possono portare a grandi risultati se portate avanti con una buona strategia di fondo.
Domani riprenderò il discorso, per ora mi sono dilungata troppo per i miei gusti, perché a mio avviso Sangiorgi ha dato anche lui un’ottima lezione sul web 2.0 – solo che l’ha fatto senza accorgersene. Stay tuned!
Chi volesse leggere i twit sul convegno può leggerli qui
20th
NOV
Il fallimento delle campagne virali (sociali) su Facebook
Posted by Slawka G. Scarso under Fuori tema
In questi giorni in cui tantissimi stanno cambiando gli avatar su Facebook mettendo foto riprese dai cartoni animati con cui siamo cresciuti mi è venuto da pensare a quanto Facebook riesca a muovere le persone e al tempo stesso al livello bassissimo dei contenuti che si trasferiscono (a volte, non sempre). Già, perché io ho letto di persone che parlavano di quest’ultima iniziativa come di “giochino”, e solo pochi, pochissimi, hanno avuto l’accortezza di spiegare da qualche parte che il motivo per cui facevano questo cambio era per generare awareness attorno alla Giornata Internazionale per i Diritti all’Infanzia e all’Adolescenza. Sia ben chiaro, io non mi metto a dire che queste persone sbagliano, è il messaggio che, come nel gioco del telefono, arriva solo in parte e chi partecipa senza sapere di cosa si tratta è banalmente “vittima” di queste informazioni asimmetriche. Così un’iniziativa che (forse, o forse era solo strumentalizzata) partiva con un buon intento, è diventata una banalissima catena di san’antonio (non serve il maiuscolo in questo caso, vero?). Stessa cosa per lo status-teaser del colore del reggiseno, l’anno passato, e quello di dove mi piace mettere la borsa quest’anno. E anche lì arrivavano inviti a partecipare ma solo il 50% spiegava che si trattava di una campagna di sensibilizzazione per la lotta al tumore al seno. Come marketer, e come persona che da sempre si interessa alle campagne sociali (ho iniziato così, il mio primissimo intervento durante una sessione di brainstorming in Saatchi & Saatchi a Londra – la sudorazione post adolescenziale a mille, il viso rosso rosso per l’imbarazzo di parlare davanti a tutti – riguardava proprio l’associazione inglese nella lotta alla sclerosi multipla per poi passare, pochi mesi dopo, a curare alcuni dei progetti di Dash Missione Bontà) questa realizzazione mi lascia un po’ di amaro in bocca. E così, nella Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza preferisco chiudere questo post segnalando una delle associazioni di volontariato che più amo: l’ABIO, Associazione per il Bambino In Ospedale. L’ABIO ha l’obiettivo, attraverso i suoi volontari, di portare il sorriso a tutti i bambini in ospedale e far sì che l’ospedale diventi sempre più un luogo a misura di bambino. Li conosco perché sono stata volontaria con loro per un anno e mezzo e so quanto investono anche nella formazione stessa dei volontari. Se volete fare qualcosa per loro, e rimanere su Facebook, andate sulla loro pagina e cliccate su Like.
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