Idee in ordine sparso (ma non troppo!), su marketing, comunicazione, pubbliche relazioni, vendita – spunti di riflessione dal mondo del vino e dell’agroalimentare in generale.
13th
APR
Diario (cinico) di un viaggio al Vinitaly
Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Fuori tema, Internet e vino
Mercoledì
Treno Frecciargento Roma-Verona. Non faccio in tempo ad arrivare a Bologna e apprezzare il lusso di non dover fare cambio come al solito che rimaniamo bloccati in galleria per mezzora. C’è un treno guasto davanti a noi. Pur non soffrendo di claustrofobia fisso lo stesso pezzo di muro scuro fuori dal finestrino e penso agli Appennini sopra le nostre teste.
Dopo mezzora ci deviano sul binario che viaggia nel senso opposto. L’ansia da disaster movie di serie B finisce solo quando raggiungiamo Verona e scopriamo che il treno ha maturato un ritardo di oltre un’ora. Se non altro c’è il rimborso.
Giovedì
Mentre Zaia circondato dal solito capannello di bodyguard e personaggi che vogliono comparire nelle foto accanto a lui inaugura la fiera, mi chiedo: ma i manichini all’entrata cosa rappresentano? Siori e siore, venghino venghino, l’arte concettuale è giunta infine al Vinitaly (tanto ormai qualsiasi cosa passa per arte, specie sotto forma di installazione). Intanto tutto freme, si inizia col lavoro. Corro intervisto corro saluto corro intervisto degusto degusto degusto. Incredibile ma vero riesco a fare più del previsto, sarà che le mie visite sono concentrate soprattutto in un padiglione ben preciso, quello del Lazio.
Venerdì
No, ma dico io, Napolitano non se ne poteva rimanere sul suo colle? Produttori innervositi che giustamente vorrebbero entrare all’ora consueta per prepararsi agli incontri della giornata e invece NIET, gli artificieri devono controllare ogni cosa. Transenne a destra e a manca – se non cogli l’attimo pare di stare nel Labirinto Magico dell’infanzia: si chiude il muro davanti a te e per entrare in Sicilia ti tocca aggirare il Veneto, attraversare il Trentino. Thank you so much, Mr President.
La gente si spazientisce. “Signora lì non può andare, torni indietro” fa uno con la faccia da buttafuori di discoteca di periferia. Se non altro sono in piacevole compagnia. Poi finalmente Napolitano passa, saluta ed è più basso di come lo immaginavo. Qualcuno applaude ma dal ritmo con cui battono le mani non capisco se è un “bravo” o un romanesco “datte ‘na mossa, su su.”
Il resto della giornata è tutto positivo e si chiude con l’aperitivo letterario delle frizzanti Donne del Vino del FVG.
Navetta di ritorno in stazione con partenza alle 19: si sta come sardine sull’autobus a Verona. Alcuni passeggeri si sono fatti un bel bagno nel vino e biascicano sempre la stessa battuta che faceva sorridere appena la prima volta. L’autobus è fermo, manca l’aria, fin dove arriva lo sguardo vedo solo uomini seduti. Le donne stanno in piedi. Complimenti.
Sabato
Mi passano davanti le ennesime signorine del Prosecco da discoteca: hostess alte un metro e novanta, tessuti spessi un micrometro e tacchi da quindici centimetri, alti quanto le minigonne che hanno indosso. Sbadigliano imbronciate mentre passeggiano tra gli stand e mi chiedo se tutta quella noia possa migliorare l’immagine del vino che “hanno addosso” ma poi mi viene da ridere – di sicuro sono l’unica che si è soffermata più di tanto sulla faccia.
Tavola rotonda dedicata ai “vinini” e nel pieno spirito del tema una volta tanto al Vinitaly si beve più che degustare. Tante belle facce, aggiungo un volto a qualche penna.
Dopo pranzo approfitto di un passaggio e faccio una gita a Vino Vino Vino a Cerea. Bella l’accoppiata vini naturali e fabbrica di concime. Atmosfera da vero contro-Vinitaly: anche se i visitatori magari sono in parte gli stessi, sembra che la gente sia diversa. Piacevoli le scoperte vulcaniche e balcaniche. Rientro a Verona nel pieno dell’ingorgo di fine fiera. Poter andare a passo d’uomo è un’utopia, un’allucinazione in questo formicaio in fermo immagine. Scendo dall’auto con cui sono rientrata e vado a piedi: venticinque minuti a passo spedito e sono in stazione. Io e un tipo con le stampelle che ha fatto il mio stesso percorso ci guardiamo vittoriosi.
Domenica
Mollo il trolley al deposito bagagli e mi chiedo come mai, anche se quest’anno mi sono rifiutata di accettare cataloghi e brochure stampati con carta da 300 gr, il mio bagaglio pesi più di me. Do il meglio di me stessa nel salto del visitatore della domenica che vuole salire sulla navetta: alla prima che arriva sono già a bordo… in braccio all’autista. Un paio di visite per il mio libro e poi alla conferenza su vino, internet e social network. Salvo qualche eccezione mi sembra che che i relatori parlino al rallentatore e intanto penso che è buffo, per non dire altro, che al Vinitaly organizzino questo incontro in una sala senza wifi né copertura del cellulare. Ma del resto il wifi non pare funzioni neppure altrove (e se funziona e non sei giornalista costa 15 euro al giorno) e i blogger, poi, fosse per gli organizzatori della fiera, potrebbero tranquillamente stare fuori dai tornelli a fare la corte ai bagarini. Esco prima della fine e corro intervisto corro saluto corro saluto degusto degusto. Saluto.
E mentre sul treno per Roma mi trovo di nuovo (!) a fissare un pezzo di tunnel in mezzo agli Appennini per quasi un’ora (stavolta non abbastanza per avere il rimborso, questione di 60 secondi) penso che pur non avendo fatto tutto ho fatto molto, che i produttori laziali stanno lavorando sempre meglio e che non basta creare una fanpage di Vinitaly su Facebook per conquistarsi i veri fan.
9th
FEB
Nuovi format di enoteche
Posted by Slawka G. Scarso under Distribuzione del vino, Mondovisione, Nuove tecnologie e Innovazione per il vino
Qualche settimana fa ho ricevuto la segnalazione da parte di un lettore di un post che aveva scritto su un format di enoteche lanciato in Olanda 3 anni fa da Grape District ispirandosi in modo quasi letterale a quanto fatto prima negli Stati Uniti da Best Cellars. Si tratta di un format che presenta diversi elementi interessanti: abbiamo innanzitutto il vantaggio/limite di una selezione “ristretta” di etichette, circa 130. Una vera e propria razionalizzazione delle referenze che si traduce nel vero elemento distintivo del format e cioè il fatto che tutti i vini sono suddivisi per categorie facilmente comprensibili da chiunque, incluso il consumatore frastornato in mezzo all’offerta immensa di vini, quello che non sa mai cosa acquistare, cosa abbinare e così via. Un format perfetto per chi come me quando entra in un negozio di vestiti scappa appena si avvicina una commessa che offre il suo aiuto.
Alberto, che ha scritto questo post, è largamente a favore di questo formato che va incontro alle esigenze di chi non è esperto e non si considera tale (potremmo stare a parlare di ore di chi non lo è ma non lo riconosce!). Personalmente, credo che uno degli aspetti piacevoli delle enoteche sia quello del rapporto umano con il titolare del negozio – il consiglio, insomma – e della ricchezza di assortimento rispetto all’ipermercato più ricco. In questo senso non condivido totalmente l’opportunità di utilizzare un format del genere anche in Italia. A voler prendere due piccioni con una fava basterebbe mettere in evidenza, magari mese per mese, un po’ di etichette scelte dall’enotecaro e suddivise per le stesse categorie di cui sopra, ma ho idea che questo già si faccia. Piuttosto, forse sarebbe il caso che questo approccio venisse applicato proprio negli ipermercati e supermercati dove l’offerta è più ridotta e manca sempre il personale in grado di consigliarti. Ecco, lì sì che ci vorrebbe una cosa del genere, tanto più che quando uno fa la spesa al supermercato ha davvero poco tempo e non ha certo la voglia di mettersi lì a scegliere con calma il vino più adatto.
9th
JUL
I vini georgiani non si sputano, sapevatelo!
Posted by Slawka G. Scarso under Comunicare il vino, Mondovisione
Il problema di quando si usa l’umorismo nelle pubblicità è che ciò che al pubblicitario e al cliente potrebbe sembrare divertente, a qualcun altro potrebbe apparire offensivo o anche solo di cattivo gusto. Lasciamo poi stare la difficoltà di fare campagne umoristiche internazionali… se c’è una cosa che ci ha fatto imparare la globalizzazione, è che i modi di ridere possono essere molto simili ma anche molto diversi.
Insomma, ci sono spot che quando finiscono ti fanno arricciare il naso e storcere un po’ la bocca… Però al di là dell’umorismo riuscito o meno di questo (e del puntare sul carattere orgoglioso dei georgiani che magari può non essere interpretato positivamente), questa pubblicità un difetto ce l’ha: sono i sentori e le caratteristiche che i provetti degustatori elencano attorno al tavolo… Wow… davvero si sente la vaniglia? Maddai, corro subito a comprarlo! Nella mia cantina mancava giusto un bel vino vaniglione!
Peccato, con tutta la storia che ha la Georgia e con tutti gli ostacoli che già devono affrontare avrei sperato in qualcosa di più.
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