Rapporto Coop 2017: come sono cambiati i consumi alimentari degli italiani in 8 punti

infografica dal Rapporto Coop 2017

Torno a scrivere su Vinix dopo una lunga pausa. Stavolta ho cercato di riassumere in otto punti alcuni degli aspetti emersi dal Rapporto Coop 2017 e in particolare dall’analisi dei consumi degli italiani per quanto riguarda l’agroalimentare. Di seguito trovate l’incipit, per l’articolo complete invece vi rimando a questo link:

Ogni anno Coop pubblica, dopo l’estate, un Rapporto dedicato all’evoluzione dei consumi degli italiani. Si parla di servizi, di casa, di e-commerce e, ovviamente, anche di consumi alimentari. Qui di seguito un piccolo riassunto in 8 punti ma per chi volesse leggerlo tutto, il report è disponibile online a questo link.

1) Nel lusso, gli italiani più affluenti, gli alto spendenti, spendono di più anche nel settore del cibo. La spesa alimentare tra il 2006 e il 2016 ha avuto un incremento del 9%, a riprova che il cibo è visto non come commodity ma come esperienza (rientrano in questa analisi le spese per ristoranti stellati, per vini con un costo medio di 100 euro a bottiglia). La cosa interessante è che si spende di più anche per verdura e legumi, a discapito di carne e dolci. Va detto però che tra gli alto spendenti, tra il 2015 e il 2016 c’è stato un incremento nel consumo di dolci.

2) In un’analisi di lungo periodo, è emerso che dagli anni Sessanta a oggi il consumo di carni bianche e rosse si è pareggiato, mentre in passato il consumo di carni rosse era pari al doppio delle carni bianche all’anno, pro capite. Sempre rispetto agli anni Sessanta c’è stato un calo del consumo di carboidrati del 15%, anche se l’Italia resta sempre in testa per il consumo pro capite di pasta (66 grammi pro capite per giorno), davanti a Tunisia e Venezuela.

3) L’ammontare della spesa in cibo degli italiani in realtà dipende da molteplici elementi: laposizione geografica, il numero di membri nella stessa famiglia e le condizioni economiche. Ad esempio al sud, sul totale della spesa, in media incide di più quella in cibo; le famiglie benestanti invece spendono di più perché acquistano più pesce e frutta, meno carne, pasta, pane e latticini, seguendo uno stile di vita più trendy. Dispiace che in questo ambito non emerga un incremento anche nella spesa di grassi – che risulterebbe in un acquisto maggiore di olio extra vergine di oliva di qualità. I single spendono in proporzione più di una famiglia – ma questo è abbastanza scontato visto il premium price applicato sulle monoporzioni e le economie di scala garantite dalle confezioni più grandi.

Continua a leggere il mio post su Vinix.

About Slawka

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la LUISS Business School, l'Università di Salerno, la Fondazione E. Mach e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR) e Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli)

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