Vinitaly 2012, un po’ win, un po’ fail

Vinitaly 2012 alle spalle, rientrata a casa, ecco qualche considerazione sulla fiera più importante del vino in Italia e bla bla bla. Iniziamo da qualche dato ufficiale direttamente dal sito del Vinitaly: “oltre 140mila operatori da 120 paesi in 4 giorni. Esteri a quota 35% e horeca italiano in grande crescita”. Evito di riportare le citazioni degli illustri produttori che hanno parlato benissimo della manifestazione: che dovevano dire? E anche se qualcuno si fosse lamentato, dubito che sarebbe stato riportato nel comunicato.

I win della manifestazione:

  • la nuova formula domenica-mercoledì tutto sommato si è rivelata vincente. Ha fatto sì che ci fossero più operatori interessati e meno (ma non assenti del tutto) visitatori intenzionati a bere e basta. Certo le cose erano più dure per chi invece fa uno di quei lavori per cui si deve spostare di più e infatti mi scuso con tutti quelli a cui avevo promesso di fare un salto ma poi non ce l’ho fatta e quelli che sono passati a trovarmi e non mi hanno trovato – vedi questione cell/internet;
  • la sezione VIVIT – in alcuni momenti non riuscivi a entrarci per quanti visitatori c’erano ma ha avuto il pregio di raccogliere tante realtà con una simile filosofia in uno stesso spazio (che magari andrebbe un po’ allargato). E comunque non credo che avrà l’effetto di rubare pubblico a Vino Vino Vino o a Villa Favorita;
  • la diminuzione delle standiste svestite coi tacchi altri trenta centimetri – come notato già da Fiorenzo Sartore. C’erano ma erano decisamente di meno. Auguro a queste graziose signorine di trovare lavoro a sufficienza durante le fiere di moto e automobili ma vederne di meno – soprattutto nel padiglione del Veneto dove era consueto trovarne in grandi concentrazioni – mi ha fatto pensare che la crisi qualcosa di buono ha portato.

I fail della manifestazione:

  • l’impossibilità di usare il cellulare o connettersi a internet durante la giornata di lunedì e la grande difficoltà a usare internet e cellulari gli altri giorni. Improvvisamente eri isolato dal mondo: avevi bisogno di comunicare un ritardo? avvertire di un’emergenza? far rientrare allo stand qualcuno che si era allontanato? niente da fare! Mi sono arrivati una quindicina di sms tutti insieme con scritto ti ha chiamato Tizio e ti ha chiamato Caio. Ore dopo la chiamata. Considerando che uno al Vinitaly ci va per lavorare, potenziare i servizi delle telecomunicazioni sarebbe stata una bella cosa. Non solo, ma se si pensa che al Vinitaly gli organizzatori hanno parlato proprio dell’importanza della comunicazione online per il vino il fail è doppio.
  • i parcheggi e il flusso del traffico all’uscita. Certe cose non fanno “tradizione”, non possono fare tradizione, anche se si ripetono anno dopo anno.
  • il prezzo degli stand che è lo stesso spalmato su 4 giorni anziché 5
  • l’immancabile orribile installazione all’entrata della fiera, il primo giorno, che ogni volta che la vedi ti chiedi di chi è parente il tizio che l’ha realizzata.

I mezzi win e mezzi fail:

  • la app del Vinitaly. Bella l’idea di avere un catalogo sul proprio iPhone (almeno senza connessione potevo usarlo per qualcosa), peccato che ci fosse qualche errore qui e là e peccato che non fosse possibile organizzare i preferiti in base al padiglione, e non la regione: sono tanti i produttori che non sono localizzati nella regione d’appartenenza. La funzione organise favourites, in questo modo, non serviva a un bel niente.

Per il resto, come sempre c’è chi tra i produttori dice che gli è andata bene e chi dice che gli è andata meno bene e questo al di là dell’affluenza ai padiglioni, in alcuni maggiore, in altri minore. A parte i numeri di importatori presenti, indicati da Vinitaly, credo che la conclusione sia questa, e non è di questa edizione ma vale da tempo: lavora bene chi ha costruito durante l’anno. E questo vale per tutti, per i produttori così come per tutte le altre figure coinvolte. Gli importatori, per dire, non ti cascano per caso nello stand – come minimo c’è stato almeno un po’ di passaparola prima. Gli unici che ti cascano per caso nello stand sono quelli che stanno cercando di venderti qualcosa e magari ti propongono un servizio che se avessero letto almeno il nome dell’azienda avrebbero capito che non ti interessa. Quelli che vengono e possono esserti utili, di solito sono quelli che hai già conosciuto/contattato in altre occasioni o quelli che hanno avuto una segnalazione da qualcun altro. Vinitaly è una fiera che permette di concretizzare, consolidare, mentre è più difficile mettere fondamenta da zero. Poi può capitare ma è più raro.

Da leggere infine il sunto fatto da Carlo Macchi su Winesurf.

About Slawka

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la LUISS Business School, l'Università di Salerno, la Fondazione E. Mach e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR) e Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli)

4 comments

In nessun paese civile, in una fiera è possibile tollerare ancora torme di ragazzini ubriachi. Io non so chi siano ne chi li faccia entrare, ma certo che il colpo d’immagine che danno al vino italiano, davanti ai giustamente e orgogliosamente rivendicati migliaia di visitatori stranieri è grande. Si deve dire basta.

Gianpaolo sono perfettamente d’accordo con te. Se l’organizzazione, nel fare un bilancio della manifestazione, avesse contestualmente fatto un po’ di autocritica, magari promettendo un miglioramento per l’anno prossimo avrebbe guadagnato molto in credibilità. Invece così mi sembra che continuino a dare per scontato che tanto anche chi dice non vado più poi di fatto torna lo stesso.

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