Starbucks, il vino e la diversificazione

To the Starbucks in ParisStarbucks rinnova l’offerta, e di parecchio, rilanciandosi ora come vineria. In realtà il progetto era iniziato già l’anno passato quando avevano lanciato un locale-test che si chiamava “15th Ave. Coffee and Tea inspired by Starbucks”. Non uno Starbucks vero e proprio ma qualcosa di ispirato da Starbucks. Ora invece i punti vendita avranno sempre lo storico marchio ma quello che troveranno all’interno i clienti sarà completamente rinnovato, a partire dal design e dai colori. Insomma, entrando da Starbucks qualcuno potrebbe pensare di aver sbagliato porta.
L’idea è quella di vendere anche vino in mescita e birra, oltre ad assaggi si formaggi e di salumi: caffetteria prima, vineria dopo. E i baristi di giorno si trasformeranno in camerieri e sommelier di notte. Tutto ciò con l’intento di far tornare i clienti più spesso e di sfruttare al meglio anche l’orario serale – il 70% del fatturato, a oggi, Starbucks lo fa entro le 14. Scelta rischiosa visto che si tratta di stravolgere uno dei brand più forti al mondo. C’è chi si dimostra scettico – troppa confusione – e chi invece crede che la promessa dell’atmosfera di Starbucks riuscirà ad attirare i clienti anche di sera. E io dove mi metto? Forse tra quelli che sperano che ce la facciano – anche se non ne sono certa al 100%. Sarebbe di buon esempio a tutti. Questo è l’anno in cui un altro colosso, Blockbuster, è crollato dopo il monopolio, perché non ha saputo tenere gli occhi aperti davanti alla crescita della pay per view e dei film on demand, perché non ha saputo rinnovarsi. Bello sarebbe se Starbucks dimostrasse che proprio rinnovandosi e anche facendo scelte rischiose, ma tenendo sempre d’occhio le preferenze del consumatore, si può andare avanti.

About Slawka

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la LUISS Business School, l'Università di Salerno, la Fondazione E. Mach e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR) e Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli)

3 comments

Non credo che questa scelta, per quanto ardita, aiuterà a migliorare le sorti del brand Starbucks.
Il problema è davvero evidente: le associazioni che la marca richiama (pausa caffé, colazione, premium price)saranno sicuramente diluite dalla nuova scelta strategica, non rafforzate.

Non è da ignorare inoltre come il range di potenziali concorrenti risulterà notevolmente ampliato, andando ad includere ristoranti, gastro/bistro e deli bar.

Più logico sarebbe stato per Starbucks lanciare un nuovo brand, con una nuova identità, una nuova promessa ed un nuovo nome in grado di intercettare nuovi occasioni di consumo dell’attuale target e dell’eventuale non cliente che al momento non sceglie la Starbucks experience.

Concordo con Vicenzo, credo che sia una scelta azzardata dettata solo dalla voglia di acquisire una clientela diversa ma io dico, se voglio un bel bicchiere di vino di qualità vado in un Wine Bar o un ristorante perchè devo andare da Starbucks?

Un simbolo del cappuccino che scalda anima e mani volge la sua attenzione anche al mondo dell’enogastronmia? Non voglio crederci!!!

Proprio qualche ora fa mi precipitai all’interno di un punto Starbucks…ma di vino alcuna traccia ancora!

Non si può resistere a uno starbucks, soprattutto quando si è scelto di vivere una città fredda e dal climo rigido.

Chissà, magari anche un calice di vino può scaldare le mani…e son curioso di apprezzare la mescita.

Al prossimo appuntamento starbucks!

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