Io sto col sughero – campagna di sensibilizzazione

La discussione sul tappo più adatto è sempre all’ordine del giorno, si sa. Ognuno ha le sue idee, c’è chi ormai preferisce sistemi come il tappo a vite, chi mai e poi mai abbandonerebbe il tradizionale tappo di sughero. Chi deve farlo perché glielo chiede l’importatore. Ora apprendo dalla brava giornalista ambientale Letizia Palmisano – brava non solo perché ha parlato di me nello stesso post, ovviamente – di una campagna di sensibilizzazione a favore dell’uso dei tappi di sughero lanciata ad agosto dalla portoghese APCOR e dall’Assoimballaggi/Federlegnoarredo insieme al WWF e a Rilegno. Si tratta di una campagna che vuole valorizzare il sughero come patrimonio naturale, parte fondamentale dell’ecosistema dell’area mediterranea, oltre che ovviamente per le sue caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto alla chiusura delle bottiglie. Questo perché la paura è che trovando sistemi alternativi le sugherete vengano abbandonate. Per farlo hanno creato un sito con una buona selezione di approfondimenti – incluso un video in cui Alberto Angela spiega tutta la lavorazione del sughero (per chi volesse vedere invece il servizio sulla televisione, basta cliccare qui -hehe).  Su Facebook li trovate qui.

EDIT: metto in evidenza all’interno dell’articolo il post molto interessante di Mike Tommasi che fornisce un altro punto di vista sulla produzione del sughero. Lo trovate anche nei commenti ma, appunto, volevo evidenziarlo pure nel corpo del blog.

About Slawka

Consulente di comunicazione e marketing enogastronomico per aziende piccole e grandi. Docente presso la LUISS Business School, l'Università di Salerno, la Fondazione E. Mach e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Autrice di vari volumi tra cui i manuali Marketing del vino (2014, Edizioni LSWR) e Marketing del gusto (2015, Edizioni LSWR, con Luciana Squadrilli)

3 comments

Ciao Slawka

rimarrei scettico dei dati forniti dai produttori, che pensano ai loro interessi prima di tutto. Il sughero coltivato bene e prodotto bene è ecologico (vedi anche http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=4450 ), ma questo succede di rado e su scala piccolissima, per esempio qui nel Var in Francia c’è una piccolissima produzione di grande qualità.

La produzione di sughero è un’attività che rende pochissimo, economicamente non è sostenibile, quindi le scorciatoie per rimanere a galla sono d’obbligo, e quelle rendono il sughero poco ecologico e un disastro per la qualità del vino.

Lo stesso video di Alberto Angela inizia mostrando una delle scorciatoie più dannose alla qualità del sughero e probabile la causa della contaminazione da precursori del TCA, il fatto di lasciarlo ad essiccare (per almeno un anno!) all’aperto, esposto al maltempo, all’inquinamento, alle muffa; altro che “stagionatura”, è una presa in giro! Angela ovviamente non ci capisce una mazza di vino, con la sua idea che il turaciolo di un solo pezzo di sughero viene usato per i vini economici, mentre quelli incollati vanno per i vini pregiati!

Buttar via una bottiglia di vino su dieci non è certo poesia, anche quella mi pare una presa in giro.

Invece sarebbe opportuno riflettere su altre chiusure più economiche e più ecologiche, come il vetro e la capsula a vite Stelvin, se non addirittura la capsula a corona in inox (con guarnizione in PVDC) che funziona benissimo: se centinaia di milioni di bottiglie di Champagne passano obbliatoriamente, prima della sboccatura, alcuni anni sotto capsula, vorrà dire che è affidabile no? E’ tempo di abbandonare i pregiudizi nostalgici sul sughero e considerare il consumatore, che si lascia ingannare troppo facimente da campagne pubblicitarie disoneste. Ascoltare la APCOR per rassicurarci sul sughero è un po’ come chiedere alla BP se dobbiamo continuare a usare il petrolio 🙂

Se facessero solo tappi naturali paraffinati non colmati di sughero da cortecce di 15 anni stagionate in locale chiuso e asciutto, sarei d’accordo, ma quei tappi li sono rarissimi.

un abbraccio

Mike

Mike, grazie di cuore dell’approfondimento anche perché ammetto che il tuo articolo su Vinix me l’ero persa. La qualità del sughero in effetti è sfuggita di mano proprio a fronte di una domanda di sughero troppo alta, col crescere dell’imbottigliato, visti i tempi e i modi di lavorazione che hai spiegato così bene. Ora c’è appunto un effetto boomerang per cui visto che le preferenze dei produttori vitivinicole (e degli importatori) si stanno spostando a favore dei metodi alternativi, a causa dei noti problemi di qualità, si teme che questa risorsa che comunque fa parte del patrimonio naturale mediterraneo si perda.
Probabilmente sarebbe necessario cercare di salvaguardare le foreste di sughero a prescindere dall’utilizzo per il vino (usi alternativi? turismo del sughero? 😉 )e in questo senso apprezzo lo sforzo fatto con questo progetto. Però ho editato il post includendo da subito il tuo articolo, proprio per la dovuta completezza di informazione. Merci beaucoup!

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